2. Il sacrificio di Ismaele come prova di fede.

La distanza tra Damasco e Mecca non impediva ad Abramo (psl) di fare il suo dovere di padre, andando spesso da Agar e Ismaele. Quando Ismaele aveva sette anni, Abramo (psl) fece un sogno nel quale sacrificava il suo primogenito. I sogni dei profeti sono una fonte sicura del messaggio Divino e per Abramo (psl) non c’erano dubbi. Nonostante l’amore e la compassione paterna, la grande devozione all’Unico Dio lo condusse a Mecca per compiere il suo dovere. Giunto a Mecca, chiese al figlio di prendere un coltello e di seguirlo nella valle per raccogliere la legna. Durante il viaggio, Satana apparve ad Abramo e cercò di convincerlo che il suo sogno non era nient’altro che un inganno. Abramo cercò d’allontanarlo e dopo la terza volta scaglio una pietra contro di lui, alcuni fonti dicono che Satana apparve anche a Ismaele cercando convincerlo che il padre aveva l’intenzione di ucciderlo, ma Ismaele disse: “Se fu Dio a ordinarlo non posso fare altro che obbedire e portare pazienza”. I pellegrini ricordano questo gesto con il rito della lapidazione del Satana. Arrivati alla valle di Sebir, derivante dalla radice “sbr” che significa “pazienza”, Abramo rivela la sua intenzione a suo figlio dicendogli: “…gli disse: «Figlio mio, mi sono visto in sogno in procinto di immolarti. Dimmi, cosa ne pensi?».
Ismaele rispose: “Padre mio, fai quel che ti è stato ordinato: se Allah vuole, sarò rassegnato”.
Quando entrambi si sottomisero, e Abramo mise Ismaele disteso con la fronte a terra, Noi lo chiamammo: «O Abramo, hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene. Questa, è davvero una prova evidente».” (Safat, 102-106).
Pace su Abramo!(Safat, 109).
Dio ordinò all’arcangelo Gabriele di portare un ariete per sacrificarlo al posto di Ismaele. Questo sacrificio viene ricordato ogni anno dai musulmani nel decimo giorno del mese di dhu’l-hijja con la festa di Id al-Qurban la quale segna anche la fine del pellegrinaggio.
Ismaele crebbe e quando diventò adulto Dio mostrò ad Abramo il punto esatto, vicino al pozzo, dove lui e suo figlio dovevano edificare un santuario. Spiegò loro come doveva essere costruito: “Per la sua forma l’edificio sarebbe chiamato Ka’bah, cioè cubo. I quattro angoli dovevano essere orientati secondo i punti cardinali, e in quello orientale doveva essere collocato l’oggetto più santo: una pietra d’origine celeste e di colore nero. II grande pellegrinaggio alla Mecca, così come venne istituito da Abramo, doveva avere luogo una volta l’anno, ma altri minori potevano essere compiuti in qualsiasi momento. In numero sempre crescente di pellegrini arrivarono alla Meccada da tutte le parti dell’Arabia e da altri paesi. Quando l’edificio della Ka’bah fu completato, Dio comandò ad Abramo (psl) di istituire il rito del pellegrinaggio alla Mecca:

26. Stabilimmo per Abramo il sito della Casa dicendogli: “Non associare a Me alcunchè, mantieni pura la mia Casa per coloro che vi girano attorno, per coloro che si tengono ritti in preghiera, per coloro che s’inchinano e si prosternano.
27. Chiama le genti al pellegrinaggio: verranno a te a piedi e con cammelli slanciati, da ogni remota contrada. (22:26-27)

Dal profeta Abramo discendono altri tre profeti che hanno cambiato la storia dell’umanità conosciuta nei giorni nostri, Mosé (psl), Gesù (psl) e Muhammad (pbsl). Chiamato anche “Il padre del monoteismo” il profeta Abramo (psl) rappresenta il punto d’incontro delle tre religioni più grandi. Lui è il padre che rende questi grandi profeti fratelli sotto lo stesso messaggio divino. Speriamo che gli ebrei, i cristiani e i musulmani di oggi ritrovino questa fratellanza e pace sotto il cospetto dell’Unico Dio.