13. Inizia l’era islamica Egira
 
Aws e Khazraj. A Yathrib le due tribù, sempre in contrasto tra loro, cercavano alleanze con alcune le tribù ebraiche che vivevano nell’oasi. I rapporti, però, erano di reciproca diffidenza, dovuta al fatto che gli ebrei, monoteisti, non avevano simpatia per gli Arabi politeisti. Quando gli Arabi udirono che alla Mecca c era un uomo che si proclamava Profeta, le loro ricerche di alleanza si volsero in quella direzione. Una delegazione inviata dai capi degli Aws si recò alla Mecca per chiedere aiuto ai Quraysh contro i Khazraj, ma la risposta fu negativa. Durante l’attesa, il Profeta volle offrire loro qualcosa di meglio di ciò per cui erano venuti: recitò una parte del Corano. Ma essi erano restii a convertirsi. In seguito ebbe luogo il quarto conflitto tra le due tribù.

Nel 620, durante il pellegrinaggio, ad ‘Aqabah, una località vicina a Mina in direzione della Mecca, avvenne l’incontro con sei uomini di Yathrib della tribù di Khazraj, che accettarono di adempiere alle condizioni loro imposte dall’Islam.
Nel frattempo, il quarto e più aspro conflitto tra Aws e Khazraj, avvenuto nella città di Yathrib, non aveva avuto esiti decisivi e si era concluso con un accordo di tregua temporanea. I sei messi della tribù Khazraj che avevano incontrato Muhammad (s.A.’a.s.) ad ‘Aqabah portarono il suo messaggio alla loro gente. L’estate dell’anno 621, cinque uomini rifecero il pellegrinaggio portando con sé altri sette uomini, due dei quali erano della tribù di Aws. I dodici uomini stipularono con il Profeta un patto, noto come la Prima ‘Aqabah. Un anno dopo, settantatré uomini e due donne strinsero il secondo patto col Profeta; questo lo incoraggiò a spingere i suoi seguaci perseguitati dai Meccani a emigrare a Yathrib. In breve tempo tutti i fedeli più vicini a Muhammad (s.A.’a.s.) abbandonarono La Mecca, ad eccezione di Abu Bakr e del cugino ‘Ali.
L’attentato. I Quraysh si accordarono su un piano suggerito da Abu Jahl per uccidere il Profeta; ogni clan doveva designare un giovane fidato. Al momento opportuno, i prescelti si sarebbero gettati su Muhammad, sferrando ciascuno un colpo mortale. In questo modo, il sangue del Profeta sarebbe ricaduto su tutti i clan. I giovani scelti per eseguire il piano si riunirono presso la sua porta dopo il calar della notte. Ma il Profeta e il cugino ‘Ali si accorsero della loro presenza; Muhammad diede allora ad ‘Ali il mantello verde con cui era solito dormire, chiedendogli di giacere sul suo letto avvolto nel mantello, per ingannare gli assalitori. Protetto dal velo della notte e dall’intervento divino, il Profeta uscì dalla casa, si recò da Abu Bakr e fuggì con lui verso Yathrib.

Nel 622 i musulmani della Mecca iniziarono a emigrare a Medina, la città del Profeta (saws), che disse guardando la Mecca dietro di se: “Di tutta la terra di Dio, tu sei il luogo più caro a me e a Dio, e se il mio popolo non mi avesse scacciato, io non ti avrei lasciato”.
Il 16 Luglio 622 iniziò l’era islamica “Egira”, e il Profeta (psl) si stabilì nell’oasi, e vedovo di Khadija sposò Aisha, figlia di Abu Bakr. Non solo i cristiani abbracciarono l’Islam, ma anche gli ebrei, come nel caso del rabbino dei Bani Qaynuqa, Husayn ibn Sallàm, che prese il nome di Abd Allah, suggerito dal Profeta Muhammad (psl).

Il rabbino fece la Shahada (attestazione di fede) in gran segreto davanti al Profeta (psl), che l’ospitò in casa sua segretamente, fino a quando tutti seppero della conversione del rabbino. Prima di rendere pubblica la sua conversione, il rabbino voleva sapere cosa pensava la sua gente di lui: “Egli è il nostro capo e figlio di capo, è il nostro rabbino e uomo di cultura”, dicevano di lui.
Abd Allah andò da loro e disse: “O ebrei, temete Dio e accettate colui che Egli vi ha inviato, perché voi sapete che quest’uomo è il Messaggero di Dio”.

La gente improvvisamente l’insultò rinnegando così le belle parole di prima. Il Profeta Muhammad (ps) e Abu Bakr si rifuggiarono in una grotta del monte Thawr, a sud della Mecca, per sfuggire dai Coreisciti. Al terzo giorno un gruppo di uomini giunse davanti all’apertura della grotta, vedendo che si trovava una ragnatela molto spessa e pensando che non ci fosse nessuno decisero allora di andarsene. Allah fece costruire dal ragno la ragnatela e salvò così il Profeta (psl) e il suo compagno. Nei primi mesi dell’Egira, i musulmani pregavano verso Gerusalemme, poi molti mesi dopo, Allah ordinò che si girassero verso la Ka’ba (Mecca). Ci fu guerra contro gli infedeli e nel 630 il Profeta Muhammad (psl) conquistò la Mecca.
Molti sono gli episodi da narrare, fra questi: la battaglia di Badr, e la battaglia di Uhud. I musulmani erano stati attaccati ferocemente e umiliati, allora Dio fece scendere una rivelazione dove autorizzava i musulmani a combattere per difendersi. I musulmani erano solo 300, i loro avversari guidati da Abu Sufyàn 1000. Il giorno 17 del mese di Ramadan, dell’anno 2 dopo l’Egira (623 d.c.), nell’oasi di Badr avvenne una battaglia tremenda, che cambiò il corso della storia, vinta dai musulmani, aiutati da Dio che ha mandato come sostegno alcune schiere di angeli, guidati dall’Arcangelo Gabriele, è così che terminò “la battaglia di Badr”. Abù Sufyàn, che odiava Il Profeta (psl) e l’Islam, nonostante fosse il cugino e fratello di latte, corse da Abù Lahab e raccontò ciò che accadde: “Abbiamo incontrato il nemico, gli abbiamo voltato la schiena e ci hanno messo in fuga o preso prigionieri a loro piacimento. Tuttavia non posso biasimare nessuno dei nostri perché non dovevamo affrontare solo loro, ma anche uomini vestiti di bianco gli angeli, montati su cavalli pezzati che stavano tra il cielo e la terra essi, non risparmiavano nessuno e nessuno poteva contrastarli”.

Hind, moglie di Abù Sufyàn, nella battaglia aveva perso il padre Utbah, lo zio Shaybah e il fratello Walìd. Giurò vendetta contro Hamzah, che le uccise il padre e lo zio: “Quando i Quraysh si prenderanno la loro rivincita sull’armata musulmana, e ciò accadrà, mangerò crudo il fegato di Hamzah!”.
Hamzah (che Dio sia compiaciuto di lui) uccise nella battaglia di Badr Utbah, il padre di Hind e del musulmano Abù Hudhayfah.
Il Profeta Muhammad (psl) ordinò di gettare tutti i corpi morti degli infedeli in una fossa, fra questi c’era quello di Utbah, e ciò avvenne proprio davanti agli occhi del figlio, convertito all’Islam, che, impallidito e triste disse al Profeta (saws): “O messaggero di Dio, non è che dissenta sul tuo ordine riguardo a mio padre e al posto dove l’hanno gettato; ma lo consideravo un uomo saggio, paziente e virtuoso, e speravo che queste qualità lo potessero portare all’Islam. Quando ho visto quello che gli è accaduto e mi sono reso conto in quale stato di miscredenza è morto, dopo che avevo sperato bene per lui, mi sono rattristato”. Ciò è normale, è triste quando una persona cara come il proprio padre, perde la vita in uno stato simile a quello di Utbah, che morì miscredente combattendo contro i musulmani, fra questi anche suo figlio, che non riuscì a salvare il padre dalla miscredenza, e dalla morte, solo Dio può, se Lui vuole. Visto questa sconfitta, i dirigenti della Mecca prepararono un attacco e mandarono sul campo di battaglia 3000 uomini, cominciò così la battaglia di Uhud, un vero disastro per i musulmani. Perse la vita Hamzah, ucciso in combattimento da Wahshi.
Il Profeta Muhammad (saws) fu ferito gravemente, ma alla fine vinsero, erano questa volta (1000). Wahshi tornò sul corpo di Hamzah, gli aprì il ventre, estrasse il fegato e lo portò a Hind che prese il fegato, mangiò un pezzo e sputò il resto. Raggiunse il corpo di Hamzah, e non soddisfatta di avergli fatto strappare il fegato, tagliò il naso, le orecchie e altri parti del corpo. Ordinò alle altre donne di mutilare gli altri musulmani, uno spettacolo orrendo, montò su una roccia e intonò un canto di trionfo. In seguito proprio Hind assieme al marito si convertì all’Islam.

“E non dite che sono morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah, ché invece sono vivi e non ve ne accorgete”. (Surat 2:154)
Hamzah fu avvolto in un mantello e il nostro Profeta (psl) pregò per lui, e fece così anche per gli altri 72 morti. “Cercate i corpi di Amr e di Abdallah disse il Profeta (psl) in questo mondo erano amici inseparabili e quindi poneteli nella stessa tomba”.

Jabir figlio di Abdallah raccontò: “Eravamo col Profeta e un compagno portò un uccellino che aveva preso, quando un altro uccellino, che ne era il padre o la madre, venne a gettarsi proprio nelle mani di colui che lo teneva. Vidi i visi degli uomini riempirsi di meraviglie e il Profeta (psl) disse: “Vi meravigliate per questo uccellino? Voi gli avete preso il suo piccolo ed esso si è buttato su di lui per soccorrerlo con amorevole tenerezza. Giuro per Dio, il vostro Signore è più misericordioso verso di voi che questo uccellino verso il suo piccolo, poi disse all’uomo di riportare l’uccellino là dove l’aveva preso”.
Sul finire del mese di Zulqada dell’anno 6° dopo l’Egira, il Profeta Muhammad (psl) si mise in viaggio verso la Mecca per fare il Pellegrinaggio, assieme a lui, altri 1400 fedeli. Saputo di questo, i dirigenti del regime idolatrico cercarono allora di impedire al Profeta (psl) e ai suoi seguaci l’ingresso. Fu pattuito allora un armistizio tra le due parti, per la durata di 10 anni, che garantiva la sicurezza dello stato islamico medinese dall’aggressione idolatrica, proveniente dal sud. Nell’anno 4° dopo l’Egira, i Nadiriti attirarono con un inganno il Profeta (psl), Abu Bakr, Omar e Ali organizzando un banchetto di riconciliazione, volevano invece massacrarli tutti con dei macigni. Dio salvò Il Profeta (psl) dalla congiura sacrilega dei giudei, come aveva già salvato Gesù dalla croce. Muhammad invitò l’Imperatore Bizantino e la sua corte a convertirsi, ma gli uomini dell’Imperatore trucidarono gli uomini del Profeta (psl).
Saputo di questo massacro, il Profeta (psl), organizzò un’altra battaglia, la battaglia di Muta e la vinsero. “In verità Allah mi ha esposto disse il Profeta (saws) la terra mostrandomene l’Oriente e l’Occidente, perciò il regno della mia comunità comprenderà tutto ciò”.

Il Profeta (psl) disse: “Appena calato nella tomba il morto e appena i suoi cari si sono allontanati, quando i loro passi risuonano ancora, l’uomo morto vede due angeli presentarglisi davanti lo fanno sedere e gli chiedono: “Cosa pensi di quest’uomo Muhammad?”.
Il credente risponde: “Attesto che è il servitore e il Messaggero di Allah”.
“Guarda, gli dicono gli angeli, ecco la residenza che ti era destinata all’Inferno, Allah te l’ha sostituita con quest’altra, in Paradiso”.
Gli mostrano allora le due destinazioni.
Invece l’ipocrita e il miscredente rispondono: “Io non so, dicevo quello che diceva la gente!”.
“Non hai saputo niente, non hai recitato niente”, dicono gli angeli, e con barre di ferro gli assestano dei colpi che gli fanno lanciare urla che sentono tutti quelli che lo circondano, a parte i Jinn e gli uomini.
Quando una persona muore, la sua residenza futura gli è mostrata sia al mattino che alla sera. Se è destinato all’Inferno, la sua dimora infernale sarà di fronte a lui. Se ha la grazia di essere destinato al Paradiso, nella tomba vedrà il suo futuro soggiorno. A ognuno di loro sarà detto: “Guarda la tua residenza futura aspettando il giorno del giudizio!”.
Hadith tramandato da Al Bukhari.

L’arrivo del Profeta Muhammad (psl) era già stato annunciato nei libri precedenti.
Il Profeta (psl) disse: “Ogni bambino nasce musulmano, sottomesso a Dio, sono i suoi genitori che ne fanno un israelita (ebreo(, un cristiano o uno zoroastriano (adoratore del fuoco)”.

Il Profeta Muhammad (psl) come ultimo discorso prima di morire, davanti a 124 mila musulmani, disse:
“O popolo, presta grande attenzione alle mie parole.
Non so se dopo quest’anno io sarò ancora tra voi. O popolo, proprio come ora consideri sacro questo mese, questo giorno, questa città, allo stesso modo dovrai considerare sacre la vita e la proprietà di ogni musulmano. Restituisci i beni che ti sono stati affidati ai loro legittimi proprietari. Non fare del male a nessuno cosicché nessuno faccia del male a te. Non praticare l’usura; ti è proibito. Aiuta i poveri e vestili come faresti con te stesso. Ricorda un giorno comparirai al cospetto d’Iddio e dovrai rispondere delle tue azioni. Dunque: “Attento! Non allontanarti dalla via della rettitudine, quando io sarò scomparso. O popolo, nessun Profeta e nessun Apostolo verrà dopo di me e non nasceranno nuove fedi. È vero che tu hai determinati diritti per quanto riguarda le tue donne, ma anche loro hanno dei diritti su di te. Trattale bene perché loro sono il tuo sostegno. Rifletti sulle mie parole. Lascio due cose dietro di me: il Corano e il mio esempio, e se seguirai queste due guide non cadrai in errore. Ascoltami con convinzione profonda. Adora Iddio, recita le tue preghiere, digiuna nel mese di Ramadan ed elargisci le tue ricchezze caritatevolmente. Tutti i credenti sono fratelli, tutti hanno gli stessi diritti e le stesse responsabilità. A nessuno è permesso di prendere a un altro ciò che questi non gli offre spontaneamente. Nessuno è superiore a un altro se non in virtù. Tutti quelli che mi ascoltano trasmetteranno le mie parole ad altri, e questi ad altri ancora e possano gli ultimi comprendere le mie parole meglio di quelli che le hanno ascoltate direttamente da me, nessuno di voi avrà una fede veramente completa fino a che io non sia più caro a lui dei suoi genitori, dei suoi figli e di tutta la gente del mondo”.
 
Solo Allah viene prima di lui.