La vita di Cheikh Baba Sy

AL-MUSAWWIR – COLUI CHE MODELLA

L’ITINERARIO DI CHEIKH BABA SY

Cheikh Baba Sy è un nativo africano venuto a noi nel 1960 in Senegal lo stesso anno in cui questo paese è stato liberato dalla colonizzazione francese. Essendo il simbolo della liberazione del suo paese, Cheikh Baba Sy racchiude in se il segreto per mezzo del quale possiamo liberare l’anima dalla colonizzazione corporea.
Quindi permettiamogli di condividere con noi la sua vita ed il suo itinerario.

Che la pace divina sia su di voi.
Mi chiamo Cheikh BABA SY
Sono nato il 1 gennaio 1960 a Kaolak, in Senegal, Africa occidentale
Attualmente vivo a Kassaville-Kaolak
Per un po di tempo ho frequentato la scuola francese.
Poi ho continuato con la scuola coranica.
Dopo la scuola coranica, ho appreso la falegnameria.
Con il passare del tempo, divenni capo falegname ed ebbi un mio laboratorio.
In questo periodo imparai anche l’arte del karate.

In quello stesso periodo una sensazione si impadronì di me spingendomi a non avere più voglia di continuare con il mio mestiere e con lo sport.
Fu così che lasciai tutto e cominciai a poco a poco ad adorare il Divino.
Iniziai con i ritiri spirituali di sei (6) giorni, in uno di questi ritiri mi fu ordinato di lasciare la città per andare in Mauritania.
Dove avevo vissuto nove (9) lunghi mesi nella regione chiamata Nouadhibou.
Durante questo periodo, chiedevo a Dio: “ Se tu mi fai conoscere quello che hai fatto conoscere a Mose, io sacrificherò la mia vita per tracciare un cammino Divino “.
Fu così che vidi il profeta, il quale mi disse che la mia preghiera era stata esaudita.
Nel corso del mio cammino divenni mouride, khadre e tidjane a seconda delle guide spirituali che incontrai.
Dopo un isolamento che durò cinque anni, mia madre disse che non avrebbe più vissuto con me e andò a reclamare da mio zio.
Mio zio mi riferì le lamentele di mia madre e disse: “ Tua madre non capisce, ma io capisco la strada che tu hai intrapreso e dopo qualche giorno mi chiese quello che sarei voluto diventare abbracciando la via sufi. Gli risposi : “ Essere un profeta, evocare quello che nessuno a mai evocato e realizzare quello che nessuno ha mai realizzato.
Contento della mia risposta, disse che i sufi dicono: “ Chiunque guarda un muro e non vede Dio, quest’ultimo non è un sufi.
Gli risposi che un vero sufi prima ancora di guardare qualsiasi cosa deve vedere il Divino Aperto e Chiuso, l’occhio del vero sufi non vede che l’essere del Divino.
Dormendo o stando sveglio, il cuore del vero sufi deve sempre attingere alla luce Divina
Meravigliato della mia risposta, mio zio disse: “ Voglio fare un ritiro spirituale di ventiquattro ore per te “.
Uscito dal ritiro disse: “ Il tuo desiderio è stato esaudito, così io ti affido al profeta “.
Nel corso del mio itinerario, il desiderio mi fece chiedere a Dio: “ Mettimi alla prova come hai messo alla prova tutti i profeti e i sufi, dopo a mia volta domanderò quello che voglio da te”.
Dopo pochi giorni, il governatore della città di Sélibaby convocò tutti gli stranieri, lasciandoli poi andare tranne me, mi disse: “ Era te che cercavo, tu sei un ciarlatano e mi insultò ripetutamente “.
Gli risposi: “ La tua prima guardia è un corvo, la seconda è un avvoltoio e tu che sei il capo tu sei un’aquila “.
Come osi parlarmi così e ordinò alle guardie di portarmi davanti all’autorità giudiziaria.
Io replicai dicendo: “ Tu non hai alcun potere su di me, facendogli capire che ero stato io che avevo domandato a Dio di mettermi alla prova “.
Mi tennero in prigione tutta la notte e il giorno dopo.
Mio zio che anche lui era un uomo di Dio molto conosciuto in quella zona venne per dirgli: “ Libera mio nipote, in caso contrario può diventare un pericolo. Il suo fermo può costare caro a tutta la nazione “.
Così il governatore ordinò alle guardie di liberarmi e mi fecero uscire dal paese.
Prima che le guardie mi fecero uscire dal paese, dissi a mio fratello, che in quel periodo viveva in Mauritania e a mio zio che come sarei uscito dal paese, anche loro dopo poco tempo mi avrebbero seguito.
Mi domandarono il perché, cosa significava quella mia affermazione.
Voi capirete al più presto, risposi.
Una volta alla frontiera, volli mettere alla prova la mia fede dicendo a Dio: “ Sei tu il vendicatore di tutti gli uomini, dunque vendicami al più presto poiché mi hanno imprigionato e fatto uscire dal paese senza che io facessi il minimo errore “.
Qualche giorno dopo, il conflitto tra Senegal e Mauritania ebbe inizio nella stessa città dove mi avevano fatto torto.
Fu così che i Senegalesi e i Mauritani tornarono ai loro paesi d’origine.
Fu così che mio fratello e mio zio capirono quello che avevo predetto loro.
Quando mio fratello arrivò in Senegal mi disse che il governatore che mi aveva fatto arrestare era stato degradato e cacciato.
Vedendo il mio modo di vivere mia madre continuava a non voler vivere con me.
Dopo questi fatti ero partito per Farafégné dove abitava mia sorella e fu lì che incontrai Ibrahima Faye.
Gli chiesi se voleva scoprire che cos’è la Makhrifa e lui mi rispose si.
Lo misi sulla via e in poco tempo lui scoprì che cosa è questa nobile scienza.
Qualche giorno dopo predissi a Ibrahima la morte di sua moglie e del posto dove l’avrebbero sotterrata.
Non passò molto tempo che uno dei suoi parenti venne per annunciargli la morte della moglie e lui disse: “ Guarda BABA aveva ragione “.
Fu così che proposi a Ibrahima di accompagnarlo al suo villaggio. Mi disse che lì non era un posto per me, secondo lui il villaggio era troppo tranquillo e il mangiare non era buono.
Gli risposi che io ero in cerca di un simile posto per applicare le regole sufi.
Arrivati al villaggio, Ibrahima mi presentò suo padre, il quale mi chiese quasi subito di lasciare il villaggio, dicendomi che se non lo avessi fatto mi avrebbe causato delle noie.
Il vecchio mi portò a visitare le tombe degli uomini di Dio che aveva eliminato e mi diede l’ordine di ritornare da dove ero venuto prima di farmi subire la stessa orribile sorte.
Il mio signore è molto più potente di tutti i tuoi feticci gli risposi.
Il vecchio disse allora di prepararmi, ed io risposi daccordo!
Nel corso di queste offensive, sognai di essere trasformato in un cavallo che cominciava ad essere stanco a causa di una lunga corsa. Di colpo mi svegliai con il desiderio di pronunciare la-ilaha-ilalahou, ma la mia lingua era paralizzata. Fu così che io la formulai nel mio spirito fino a che non ripresi la mia forma ed infine iniziai i miei zykres.
Poi capii che il metodo impiegato dai feticisti per eliminare i loro avversari era quello di trasformarli in cavalli e farli correre per una notte intera fino a farli morire.
Il mattino presto il vecchio venne a piantarsi davanti la mia porta credendo che anche io avevo subito la stessa sorte degli altri, la morte.
Ma quando mi vide vivo restò sorpreso perché era la prima volta che qualcuno non era morto dopo che lui gli aveva dichiarato guerra.
In breve per tutta la durata del mio primo soggiorno, quattro (4) mesi e quattordici (14) giorni, il vecchio provò i suoi sortilegi contro di me ma senza alcun risultato.
In un giorno di Gamou, nel momento in cui ero in piena discussione con i discepoli caddi svenuto. In questo sonno profondo, visitai il paradiso e l’inferno, capii come Dio giudica i morti.
E alla fine di questo tutti i santi, accompagnati dal profeta Mohamed vennero a farmi visita per complimentarsi con me. Quando rinvenni, dissi ai discepoli di seguire bene la via perché questa è la via della verità vera.
Fu in questo villaggio che ottenni tutto quello che io cercavo in Dio.
Il mio luogo di meditazione era sotto un albero di tamarindo e fu sotto questo albero che il profeta venne più volte a rendermi visita. Delle volte era in compagnia dei suoi compagni (Ababacar, Omar, Ousmane e Alioune) e delle volte era solo.
Un giorno il profeta venne per dirmi: “ Cheikh BABA tu sei ben guidato e non avrai più di guide su questa terra “.
E fu sotto questo stesso albero che avevo potuto comprendere e comunicare con tutto quello che è
essere come il cielo, il vento, gli animali, gli alberi, i fiori, le nuvole……
Per provare a Ibrahima Faye (che era seduto vicino a me) che quello che dicevo era vero vedemmo un uomo dirigersi verso di noi ed io dissi a Ibrahima che sapevo cosa l’uomo ci avrebbe chiesto.
A si? Rispose Ibrahima.
Si risposi io, questo uomo ci domanderà se per caso abbiamo visto un asino passare li vicino.
E quando l’uomo arrivò domandandoci esattamente quello che avevo predetto, questo rafforzò la fede in Ibrahima Faye.
Durante tutto questo periodo, io vedevo i morti, parlavo con loro, mi toccavano e io li sentivo.
Il profeta mi dava da bere, da mangiare, mi faceva partecipe della sua conoscenza e mi guidava sulla via della salvezza eterna.
Nel corso del mio itinerario, soggiornai anche a Gossas dove un uomo chiamato NGOR mi chiese di diventare mio discepolo. In quel momento, era il guardiano dei feticci familiari. Ma nel momento che la famiglia si accorse che lui veniva a rendermi visita, lo minacciò a morte perchè secondo questa famiglia chiunque abbandonava il feticcio, che era rappresentato da un grande serpente, sarebbe morto presto.
Io avevo detto a NGOR di non preoccuparsi più del serpente che non gli sarebbe successo niente. Durante una notte, in pieno sonno, vidi un enorme serpente strisciare su di me, io lo uccisi recitando l’Ayatoul Coursyou. Al mio risveglio, avevo detto a NGOR che il suo serpente sarebbe morto e di li a poco questo accadde. Gli abitanti di Gossas si erano informati e i giornalisti volevano una mia foto da mettere sui loro articoli, io però rifiutai e lasciai Gossas.