Dhakir e la Principessa Sufia

 

 

DHAKIR e la PRINCIPESSA SOUFIA

Quel giorno a causa dei molti debiti accumulati e non avendo la possibilità di restituire il denaro preso in prestito, Dhakir si trovò a dover decidere se fuggire dal suo villaggio natale o rischiare di essere malmenato duramente dai creditori riuniti fuori la sua casa che minacciavano di entrare con la forza se non avesse aperto immediatamente la porta.
In quel momento preso dal panico decise di fuggire, in fretta prese le poche cose che aveva, usci dalla porta sul retro e iniziò a correre per i campi.
Mentre fuggiva, malediva quegli uomini che si erano approfittati della sua buona fede e rimproverava se stesso per aver accettato il loro aiuto, in cuor suo però pensava che, anche se non sapeva quando e come, un giorno sarebbe tornato per saldare tutti i suoi debiti.
Così iniziò il suo viaggio senza meta.
Nel suo peregrinare di villaggio in villaggio Dhakir riuscì a sopravvivere d’espedienti facendo dei piccoli lavori artigianali o aiutando nei pesanti lavori dei campi e la notte spesso dormiva sotto il cielo stellato.
Una sera dopo aver cercato inutilmente per tutto il giorno di guadagnare il pane quotidiano, Dhakir camminava assorto nei suoi pensieri quando vide su un lato del sentiero una cavità, pensando che poteva essere un buon riparo per la notte entrò preparò un giaciglio e dopo aver recitato le sue preghiere si mise a dormire.
Ora il caso volle che l’anfratto dove Dhakir si era rifugiato fosse situato proprio davanti al palazzo del Sovrano del Regno.
Il Re, aveva una figlia bellissima di nome Sufia la quale da tempo viveva chiusa con la sua dama di compagnia Samuiyah in cima alla torre in attesa che qualche nobile la chiedesse in sposa.
Sufia, era molto timida e raramente appariva in pubblico, quasi nessuno ricordava di averla mai vista e questa era la ragione principale per la quale ancora nessun nobile si era presentato per chiedere la sua mano.
Il Re molte volte l’aveva esortata a uscire in modo che i nobili dei dintorni potessero ammirare la sua bellezza e la sua grazia, altre volte sempre per la stessa ragione organizzava delle feste ma lei puntualmente con delle scuse evitava di mostrarsi.
In realtà Sufia aveva escogitato un sistema tutto suo per attirare l’attenzione, ogni giorno dalla finestra della sua stanza calava appeso ad una corda un cesto con dentro ogni sorta di dolci preparati con le sue mani e anche se fino a quel momento questo suo espediente non aveva dato nessun risultato era convinta che un giorno o l’altro qualcuno avrebbe abboccato alla sua esca.
Il mattino seguente Dhakir si svegliò di buonora, vedendo il cesto si avvicinò incuriosito e quando vide che era pieno di dolci li prese pensando che fossero stati calati proprio per essere mangiati dai poveri viandanti affamati come lui, ringraziò il Potentissimo per quel dono inaspettato e s’incamminò verso il villaggio più vicino sperando di trovare un rimedio alla sua povertà.
Quando Sufia ritirò il cesto e lo vide vuoto il suo cuore si riempì di gioia e subito iniziò a preparare altri dolci da calare al mattino seguente.
La giornata passò e Dhakir deluso per il tempo trascorso senza aver trovato niente per sfamarsi tornò al rifugio e dopo aver chiesto a Colui che tutto Può di aver pietà di lui e di aiutarlo a superare quel momento difficile della sua vita si coricò e dormì.
La mattina seguente come si svegliò guardò e vide che ancora una volta il cesto era lì colmo dei suoi buonissimi dolci.
A questo punto per continuare bisogna sapere che Dhakir aveva molte qualità era un bel giovane robusto, volenteroso, onesto, generoso e possedeva un senso innato per il commercio, quindi quando vuotò il cesto pensò subito di mangiare solo una parte del suo contenuto e di vendere il resto ai viandanti che sarebbero passati di li.
I dolci ebbero un successo inaspettato e tutti si complimentarono con Dhakir per la loro bontà promettendo anche che al ritorno dal loro viaggio si sarebbero certamente fermati ancora per comprarne altri.
L’entusiasmo dei clienti spinse Dhakir a investire i primi guadagni nella sua nuova attività perciò comprò il materiale e trasformò la sua dimora in una vera bottega di dolci.
Tutte le mattine al suo risveglio il cesto era puntualmente al suo posto pieno delle sue meraviglie, Dhakir ringraziava sempre Colui che Accorda ogni cosa per aver posato lo sguardo su di lui e di avergli dato questa opportunità di vita.
Ben presto la notizia di un venditore di dolci deliziosi si estese nei villaggi vicini e sempre più spesso i viaggiatori si fermavano a degustarne la bontà, nel frattempo Dhakir si era organizzato con un banchetto fuori della bottega sul quale esponeva la serie di torte, biscotti, paste e altre ghiottonerie che Sufia calava ogni mattina dalla sua finestra, questo aumentò di molto il commercio e naturalmente i suoi guadagni, lui divenne così famoso che tutti lo chiamarono “Dhakir il Maestro pasticcere”.
Si creò un vero via vai di gente che non poteva restare inosservato agli altri commercianti che a loro volta si fermarono nei pressi della pasticceria per vendere le loro mercanzie, oggetti artigianali, prodotti dei campi, tessuti, profumi, e con il tempo divennero così numerosi da creare un vero e proprio mercato.
Il commercio creatosi era così abbondante e redditizio che Dhakir divenne presto un benestante e vedendo il successo che aveva avuto la sua iniziativa ringraziava continuamente il più Generoso fra tutti i generosi per aver ascoltato le sue preghiere e chiedeva di conoscere la vera artefice di tutto quel benessere.
Sumaiyah che spesso andava al mercato, al suo ritorno informava la principessa del commercio creatosi per mezzo dei suoi dolci e gli parlava del bel giovane che aveva dato vita a tutto quel benessere, gli disse che si chiamava Dhakir e raccontava di quanto fosse amato e rispettato e di quanto fosse disponibile e generoso tanto che spesso aiutava altri commercianti che non avevano i mezzi per dare inizio alle attività donando loro del denaro senza chiedere niente in cambio.
Sufia iniziò a fantasticare su Dhakir sulla sua nobiltà d’animo e senza essere vista spesso osservava dalla finestra della sua camera sperando di vederlo e guardando il mercato con i suoi colori, quel brulicare di persone che contrattavano il prezzo dei prodotti, sentendo i profumi delle spezie che salivano fino a lei era felice di aver provocato tanta prosperità e anche lei chiedeva a Colui che ascolta le preghiere di fargli conoscere l’uomo che aveva avuto la capacità di sfruttare la sua arte con tanto ingegno e altruismo.
Una mattina mentre Sufia stava calando il cesto, si sporse dalla finestra per guardare in basso e incontrò lo sguardo di Dhakir che come tutte le mattine aspettava con lo sguardo rivolto in alto quello che lui riteneva un dono di Colui che Governa ogni cosa, i due si guardarono per la prima volta, si sorrisero, Dhakir rimase incantato dalla bellezza della giovane Sufia e la salutò con un gesto della mano e lei fece lo stesso i due si innamorarono subito l’uno dell’altra.
Il tempo passava e per Dhakir il desiderio di conoscere Sufia diventava sempre più pressante, di giorno non aveva altri pensieri che per lei, al solo pensiero di quella giovane donna di cui non conosceva neanche il nome, il suo cuore iniziava a battere forte e si riempiva di gioia, la notte sognava di essere con lei e che entrambi erano felici.
Da parte sua Sufia, non riusciva a nascondere la sua felicità, raccontò alla dama di compagnia di aver visto Dhakir e di essersi innamorata subito di lui e la pregò di recarsi al mercato e informare il giovane del suo sentimento, di dirgli che lei lo pensava giorno e notte e di quanto desiderasse conoscerlo.
Sumaiyah vedendo la principessa così felice e innamorata non poteva rifiutare la sua preghiera, ma prima di fare qualsiasi cosa decise di informare il Re di questa sua richiesta quindi andò dal Re e raccontò tutta la storia.
Il Sovrano ascoltò con attenzione e dopo aver riflettuto accordò a Sumaiyah il permesso di incontrare il giovane Dhakir per invitarlo a palazzo.
Una mattina mentre come sempre era occupato nella sua attività, Dhakir vide arrivare una donna, che quando gli fu di fronte si presentò come Sumaiyah dama di compagnia della principessa Sufia figlia del Re conosciuto per la Sua Magnanimità e Clemenza come il Re Ar-Rahmani Ar-Rahim, disse che la principessa era interessata a conoscerlo e che avrebbe avuto piacere di incontrarlo e molto diplomaticamente ma altrettanto chiaramente gli fece intendere che la principessa era innamorata di lui e che, se anche lui lo era, non doveva fare altro che andare dal Re e chiedere la sua mano.
La sorpresa e la gioia di Dhakir nel sentire quelle parole fu tale che il cuore gli sembrò esplodere dalla felicità, il suo sogno si stava realizzando.
La mattina dopo andò al villaggio, comprò dei vestiti nuovi degni di un incontro con il Sovrano, si fece coraggio e andò a bussare al portone del palazzo.
Quel giorno però il Re era occupato con importanti affari di stato e non poteva ricevere nessuno, il giorno dopo alla stessa ora Dhakir bussò di nuovo e questa volta gli fu detto che il Re non poteva essere disturbato perché riposava, il giorno seguente bussò una terza volta e gli dissero che il Re era andato a caccia.
Ogni volta che si presentava al palazzo trovava il Re impegnato in qualcosa che impediva il loro incontro.
Dhakir nonostante i ripetuti fallimenti, non smise di sperare, l’amore che aveva per Sufia era talmente intenso che continuò a bussare a quel portone ogni giorno alla stessa ora per un anno intero, finche un giorno successe un fatto straordinario.
Effettivamente come sempre alla stessa ora si trovò ancora una volta davanti al palazzo e proprio quando si aspettava d’essere nuovamente allontanato per un ennesimo impegno del Re con stupore quando bussò al portone nessuno venne ad aprire, restò ad aspettare ma niente, osservando meglio si accorse che il portone era socchiuso come se lo stessero aspettando.
Certo questa eventualità non aveva mai trovato posto nella sua mente e in quel momento Dhakir disorientato rimase fuori ad aspettare ancora qualche minuto, finche non decise di entrare.
Spinse il portone ed entrò, lo spettacolo che si presentò davanti ai suoi occhi non si poteva descrivere a parole, si diresse verso un viale fiancheggiato da fiori variopinti d’ogni genere, vide fontane con splendidi giochi d’acqua, cigni bianchi che eleganti nuotavano in laghetti circondati da grandi alberi tra i cui rami volavano ogni sorta d’uccelli, sui prati passeggiavano pavoni dai colori fantastici ovunque guardasse quello che vedeva affermava l’esistenza del paradiso.
Finalmente si trovò davanti alla residenza del Re ai cui lati c’erano due scalinate dove erano incisi gli attributi divini, guardò in alto e la vide, era la bellissima Sufia che gli faceva segno di salire, lui senza esitare salì le scale ed entrò in una vasta sala dove il Re era seduto sul suo trono con Sufia al suo fianco, il Re gli fece cenno di avvicinarsi.
Dhakir si prostrò in segno di sottomissione ma il Re disse: “Alzati! Ho sentito molto parlare di te, mi dicono che sei molto generoso, altruista e che grazie al te molti ora vivono nel benessere, che hai anche un senso naturale per il commercio tanto che sei riuscito a dare un valore all’arte di mia figlia nel preparare dolci” e aggiunse “Cos’è che ti ha portato nel mio regno e ti ha spinto ad essere così perseverante nella tua preghiera d’incontrarmi?”.
Dhakir si alzò e rispose: “Mio Signore, quello che mi ha portato nel Tuo Regno è stata la sventura e l’egoismo dell’uomo, e quello che mi ha spinto fin qui è l’amore infinito che provo per la principessa Sufia e sapendo che anche lei mi ama chiedo umilmente a te di sposarla sperando con tutto il cuore che tu voglia esaudire la nostra preghiera”.
Il Re, che non giudicava mai le persone dalla loro apparenza ma piuttosto per i loro atti, quando guardò la principessa e vide che anche nel suo cuore albergava l’amore e il desiderio profondo di unirsi a quel giovane, nella Sua infinita Saggezza, nonostante Dhakir avesse origini modeste, acconsentì alle nozze”.
Naturalmente il giorno delle nozze tutti furono invitati sia i nobili che i semplici, la festa durò vari giorni e il matrimonio fu motivo di felicità per tutti gli abitanti dei villaggi che ancora oggi a distanza di anni ricordano quei giorni con nostalgia.
Dopo le nozze, la coppia si recò nel villaggio dove Dhakir incontrò i creditori di una volta, saldò tutti i suoi debiti e aggiunse dei doni per le loro famiglie.
I creditori che lo avevano visto fuggire come un miserabile non potevano credere ai loro occhi vedendolo tornare in abiti principeschi con una carrozza reale e con al suo fianco la bellissima Sufia, molti chiesero quale era stata la formula della sua fortuna e lui rispose: “Lo sventurato giorno che per causa vostra sono dovuto fuggire da questo villaggio, vi ho maledetto per aver profittato della mia ingenuità e ho maledetto me stesso per aver accettato il vostro aiuto, ma oggi benedico tutti voi perché la vostra avarizia e avidità sono state la mia fortuna e salvezza”.
Come ho detto molto tempo è passato e tutti ricordano con gioia quei giorni felici, ora la bella storia di Dhakir il pasticcere e della bellissima principessa Sufia è cantata dai menestrelli durante le ricorrenze del matrimonio ed è raccontata dagli anziani ai bambini nelle notti di luna piena sotto il cielo stellato.
Si dice che Sufia abbia lasciato un libro con i segreti delle sue ricette che però nessuno a mai trovato ma una cosa è certa dopo di lei nessuno è riuscito a fare dolci così buoni.

Abdallah Toubab Ji