Il Corpo e L’Anima

 

 

Cheikh Baba Sy condivide le sue conoscenze facendoci meditare sul senso della vita.

L’uomo ha paura di 4 cose:
1. La povertà,
2. La malattia,
3. La vecchiaia,
4. La morte.
Per sfuggire alle sue paure che sono fonte di sofferenza, si deve separare il corpo che fatto di materia e l’anima che è luce.

In effetti l’anima è la luce di Dio, lei conosce tutto, è pienezza, senza malattie, senza sofferenza, incarnandosi l’anima, perde la sua nitidezza la sua lungimiranza la sua saggezza. Per fare un esempio, immaginiamo uno straniero che arriva in un paese a lui sconosciuto e di cui non conosce le leggi. Per poter vivere nel nuovo paese deve conoscere le leggi che lo regolano e accettarle. In effetti, se lo straniero volesse vivere nel nuovo paese com’era abituato a vivere in quello d’origine, questo comportamento lo porterebbe certamente a delle difficoltà che a loro volta porterebbero sofferenza. Per esempio un senegalese che va a vivere in Francia all’inizio incontra molti problemi per comprendere il modo di vivere, per il clima, l’organizzazione, la comunicazione, etc. Se lui desidera integrarsi e vivere in questo nuovo paese, proverà come prima cosa a comprendere e ad adattarsi alle sue regole.

Bisogna quindi accettare la condizione della vita umana e di conseguenza anche la povertà, la malattia, la vecchiaia e la morte per iniziare a sentire la pace. Certamente all’inizio non è semplice, anzi è molto duro per l’anima apprendere, comprendere e integrarsi alle leggi della vita fisica. È come un autista che deve passare per differenti fasi prima di avere il pieno controllo del suo veicolo e guidare in pace e se quest’ultimo è sotto l’influenza della paura, è molto difficile per lui avanzare correttamente.

Il metodo per mettere in pratica questo lavoro d’accettazione consiste principalmente in tre punti:
1. Cercare una Guida
2. Il richiamo dei nomi di Dio Zikhkrou
3. La meditazione Fikhrou
Noi abbiamo visto che è il corpo che porta alla sofferenza. L’uomo vuole possedere avere una moglie, un lavoro, dei soldi, ma l’anima da parte sua non ha bisogno di niente, allora soffre all’interno del corpo. Fihkrou e Zihkrou sono il cibo che gli permettono di ritornare a Dio, di ritrovarsi e trovare la pace, la luce, l’energia e la forza d’una volta. Se continuiamo sempre in questa pratica ritorniamo alla vera vita e il corpo finisce per diventare l’anima, la luce di Dio, come se non esistesse più. Ritrovando la condizione originale, dimentichiamo il corpo e ritroviamo la pace.
Il desiderio lega il corpo generando sofferenza.
Questo non significa rinnegare i bisogni naturali del corpo ma sentirsi sazi dopo aver mangiato a sufficienza e sapersi fermare, la stessa cosa avviene per i rapporti sessuali o dei beni materiali come vestiti, le automobili, le case, etc…. se non riusciamo a capire quando i nostri bisogni sono stati soddisfatti e quindi fermarsi, diventiamo come gli animali che mangiano, bevono e che dormono più degli uomini. Se superiamo questo limite, perdiamo la nostra energia, il senso della vita e ci allontaniamo dal sentiero. Tutto questo blocca l’anima che agirà sotto il dominio del corpo.

Si deve capire bene il ruolo di ogni membro della coppia ANIMA/CORPO. Prendiamo come esempio una casa dove l’uomo non fa niente e sua moglie compie tutto il lavoro, c’è uno squilibrio, una difficoltà.
Meditiamo tutti su questa coppia che simbolizza molte cose poiché anche il più ricco degli uomini non sfugge alle sofferenze se non attua questo lavoro d’accettazione.

Meditiamo anche sulla povertà che è una delle leggi di Dio, del Creatore. Si dice che Lui non ha padre, madre, figli, amici, compagni, non ha niente ma siccome Lui è tutto è ricco. L’uomo ha un padre, una madre, dei figli, una casa ma è povero.

Se vogliamo un marito, dobbiamo sapere che un giorno morirà, forse prima di noi, se vogliamo dei figli un giorno se ne andranno, se abbiamo un’automobile un giorno sarà stata talmente usata che si rifiuterà di camminare. Qualsiasi, sia il desiderio, dobbiamo sapere che ci sarà una separazione. Quindi, non serve a niente volere delle cose se non siamo capaci di perderle poiché più possediamo, più perdiamo.

Possedere molti beni materiali permette di realizzare molte cose utili all’umanità quindi può essere una cosa positiva.
Tuttavia, è preferibile innanzi tutto cercare se stessi e trovare l’energia interiore prima di cercare la ricchezza esteriore.

Se una persona ha molte ricchezze materiali ma che non ha la forza di accettare la loro perdita è povera poiché in tal caso soffrirà enormemente, quindi è preferibile non cercare troppa ricchezza esteriore se non possediamo la ricchezza interiore poiché sarà l’inferno.
Per una persona che non ha la forza d’accettare la perdita è preferibile per lui d’avere giusto di che vivere.
Vediamo molti miliardari, dei divi, suicidarsi per piccoli problemi quando ci sono uomini di Dio che non possiedono niente e vivono in pace con molta soddisfazione. Guardiamo Budda o i grandi Sufi che hanno rinunciato a tutte le ricchezze del mondo esteriore per cercare, lavorare e tornare al loro interiore.
È necessario trovare un equilibrio tra i bisogni del corpo e dell’anima.

Cheikh Baba Sy ci presenta qui qualche idea per spingerci a bien riflettere, a meditare poiché la meditazione è molto importante per tutti. Il consiglio è di non abbandonare questa ricchezza e ci chiede di avere la volontà e il coraggio di meditare su quest’insegnamento.

Se volete più spiegazioni o se volete semplicemente approfondire questa ricerca non esitate a contattarci.

Insegnamento dispensato dalla Guida del “TEMPIO DEL SAPERE” Cheikh Baba Sy l’architetto della Mahrifa.