Il Re Schiavo e lo Schiavo Re

 

 


Il re schiavo e lo Schiavo Re

 

In un tempo lontano viveva un re che non era un sovrano giusto, non era magnanimo con il suo popolo e agiva solo per interessi personali, insomma un vero tiranno che sfruttava il popolo imponendo tasse che potevano essere pagate solo con grandi sacrifici da parte del popolo che non era affatto contento del proprio sovrano. Ogni tanto i più insoddisfatti organizzavano delle sommosse, che si rivelavano piccole fiamme subito spente dall’esercito a suon di bastonate, a danno dei ribelli.

Certo il re era preoccupato ma la sua tirannia lo rendeva molto ricco e potente quindi lui aveva creato leggi molto severe per gli indisciplinati che osavano criticare il suo comportamento e mettere in dubbio la sua parola. Egli aveva conquistato il regno con l’inganno e con l’aiuto del suo consigliere aveva ordito un complotto contro il suo predecessore allontanandolo imponendogli l’esilio.
Un giorno, fu organizzata un’udienza pubblica dove il re annunciò al popolo nuove tasse. Tra le proteste generali, apparve un Sufi che prese la parola e disse: “Tu sei un tiranno, a niente ti serviranno le ricchezze accumulate il giorno in cui le mura che ti proteggono verranno abbattute e tu sarai fatto schiavo”.
Sentite queste parole, il consigliere del re si scagliò contro il Sufi accusandolo di blasfemia, di tradimento e propose la sua messa a morte immediata.

Il Sufi disse: “Tu sei l’uccello del malaugurio sulle spalle del re ma la tua vita sta per finire, tu morirai entro l’anno”.
Poi rivolgendosi al re disse: “Signore, in questa battaglia perderai il tuo regno, ma se ti consegnerai al nemico, avrai salva la vita”.
Infine parlando al popolo presente disse: “Se il re si arrenderà, tutti voi sarete salvi”.

La reazione del re fu violenta e rivolgendosi al Sufi disse: “Io sono il signore in questo regno io ho il potere di vita o di morte su di te, tu vieni qui a predire la mia vita e quella delle persone che mi sono più vicine mettendomi in ridicolo davanti al popolo, ma per mostrarti la mia generosità, comando che tu non venga ucciso all’istante ma chiuso nell’ultima cella delle prigioni dove marcirai fino alla fine dei tuoi giorni, così il Sufi venne condotto in prigione e messo a pane e acqua.

Non passò molto tempo e un giorno davanti le mura di cinta del reame si schierò un esercito imponente deciso a conquistarlo ad ogni costo, così iniziò l’assedio che si rivelò molto duro per tutti gli abitanti.
Ogni giorno il nemico attaccava e palle di fuoco e frecce erano lanciate all’interno delle mura, in uno di questi attacchi una freccia vagante colpì il consigliere in pieno petto che morì all’istante compiendo la profezia del Sufi.

L’assedio oramai durava da alcuni anni e il re non rinunciava al combattimento, il popolo come anche l’esercito era allo stremo, sfiniti dalla fame e dalla sete. Si diffuse tra loro la voce che il Sufi aveva ragione e quindi bisognava convincere il re alla resa.
Si decise allora che una rappresentanza formata da undici anziani dovesse andare dal re e convincerlo, implorandolo di guardare e ascoltare per una volta il suo popolo che aveva, con molti sacrifici, obbedito sempre ai suoi ordini ma che ora non aveva più forze per resistere all’assedio e quindi lo imploravano di arrendersi.
Il re ancora una volta si mostrò crudele, spietato, sordo e cieco rifiutò ogni richiesta di resa degli anziani.

Fu allora che, preso dal panico e dalla disperazione, il re si ricordò del Sufi imprigionato, così ordinò di portarlo da lui.
Subito il Sufi fu liberato e portato al suo cospetto che, quasi con le lacrime agli occhi, gli chiese: “Cos’hai da dirmi?”.

Il carcere duro aveva ridotto il Saggio a un cencio, lui vide subito la disperazione e il panico negli occhi del re quindi rispose: “Io mio signore non ho niente da dirti più di quello che ho già detto!”.
Il re chiese: “Ma come tu hai predetto che il regno sarebbe stato messo sotto assedio e come sai il nemico ci assedia da molto tempo, la tua profezia includeva anche la morte del mio consigliere entro l’anno si è avverata e ora affermi che non hai niente da dire?”.
Il Sufi rispose: “L’orgoglio, l’egoismo, il desiderio di potere, la sete di denaro, il lusso, la mancanza di pietà per chi si è tanto sacrificato per il tuo benessere, si sono impadroniti di te e hanno decretato la tua sconfitta, se accetterai la resa salverai il popolo e il nemico avrà pietà di te risparmiandoti la vita ma sarai condannato alla schiavitù”.

Il re disse: “Forse tu continuerai a vivere da servo come hai sempre fatto, ma io sono re e mai vivrò come uno schiavo”.
Il Sufi rispose: “La tua cecità è infinita, non vedi che tu sei già uno schiavo, in verità tu non hai nessun potere su di me, la povertà del tuo cuore ti ha reso schiavo, per quello che mi riguarda la mia servitù, mi ha incoronato Re”.

Il re colpito dalle parole del Sufi decise di arrendersi, l’assedio finì il nemico s’impadronì del regno, il popolo da parte sua chiese pietà e gli fu concessa, per loro iniziò una nuova vita, il re fu fatto prigioniero, gli fu risparmiata la vita e fu costretto a vivere, in quello che era stato il suo regno, come uno schiavo per il resto dei suoi giorni.

Per quello che riguarda il Sufi com’era apparso, scomparve e non si sentì più parlare di lui, ma c’è chi giura d’averlo visto come una nuvola di luce allontanarsi nella notte sul sentiero fuori dal reame.

 

Abdallah Toubab Ji