Il Saggio è Impazzito

 

 

IL SAGGIO E’ IMPAZZITO

C’era una volta, in un angolo remoto della terra due paesi, il primo si chiamava Luce e il secondo Tenebre, come si può facilmente intuire dai loro nomi, nel primo c’era una gran luce e il popolo che vi abitava era sempre teso alla ricerca della pace e dell’armonia, mentre nel secondo il suo popolo viveva nelle tenebre e non perdeva occasione per impedire agli abitanti di Luce di trovare quest’armonia alla quale tutti i suoi abitanti aspiravano.
Gli abitanti di Luce erano sempre attenti e nonostante le provocazioni cercavano sempre di perdonare ed evitare ogni tipo di rapporto negativo con i vicini, aiutati anche da un saggio che viveva non lontano dal paese e che dispensava loro preziosi insegnamenti incoraggiandoli alla calma, alla pazienza, a non lasciarsi mai andare all’ira spingendoli sempre all’amore per il prossimo.
Ora nel paese chiamato Tenebre si meditava senza sosta come poter screditare il saggio agli occhi del popolo, molte volte avevano tentato con vari espedienti come ad esempio la calunnia, utilizzando ogni tipo di diceria, falsità e malignità sul suo conto, accusandolo d’ogni tipo d’atto, ma fino ad allora tutti i loro tentativi erano finiti per fare un buco nell’acqua e ad ogni fallimento il popolo di Tenebre s’incolleriva sempre di più il che li spingeva ad ogni stratagemma per riuscire a realizzare il loro disegno.
Naturalmente l’esempio dato dagli abitanti di Luce, il loro modo di vivere, l’assidua ricerca ed il continuo applicare ciò che era insegnato loro, non poteva passare inosservato, fu così che molti abitanti di Tenebre decisero di trasferirsi con le loro famiglie a Luce e ovviamente queste erano accolte con gioia, semplicità e amore sia dai suoi abitanti sia dal saggio, questo fatto iniziò a preoccupare non poco i dignitari di Tenebre i quali vedevano il loro paese svuotarsi a poco a poco, minacciando così la loro autorità, questa fu la causa principale che li spinse ad orientarsi verso la magia, a servirsi del sortilegio.
Fu così che una delegazione di anziani, si riunì e dopo una lunga discussione dove ognuno espresse la sua opinione sul caso, si trovarono tutti d’accordo nell’affermare che la causa di quella situazione era dovuta al saggio e ai suoi insegnamenti, decisero allora di rivolgersi ad una fattucchiera, famosa per questo genere di cose che abitava in una grotta ai confini del paese e così la mattina  seguente di buon’ora una rappresentanza di sette uomini s’incontrò e s’incamminò verso la grotta dove la maga viveva.
Per giungere dall’indovina, dovettero percorrere la strada di un folto e tetro bosco dove pochi uomini avevano avuto il coraggio di avventurarsi e dove neanche la luce del sole riusciva a penetrare, le tenebre aumentavano sempre di più fino a dare l’impressione che si accavallassero una sull’altra, tenebre su tenebre dove l’uomo che stende la mano quasi non può vederla, durante tutto il viaggio, l’impressione fu quella d’essere seguiti da spettri, fantasmi di cui a volte sembrava quasi di vederne le sagome e i contorni tra la folta boscaglia.
Bene dopo molte ore di cammino furono finalmente alla grotta.
La grotta era avvolta dalla nebbia, nel silenzio del bosco si udivano solo le grida d’animali sconosciuti che facevano venire la pelle d’oca, l’aria che si respirava entrava nel corpo e raffreddava il suo interno, incoraggiandosi a vicenda e dopo aver acceso delle torce, gli uomini con molta cautela mossero i primi passi all’interno della grotta.
Le ombre provocate dalle torce rendevano il posto ancora più lugubre, in fondo all’antro videro la maga seduta con vicino tutti i materiali utilizzati per i suoi malefici, essi si fermarono ma lei con una voce che risuonò in tutta la caverna li invitò ad avanzare e a sedersi.
Il più anziano di loro prese la parola, spiegò il motivo che li aveva spinti ad intraprendere quel viaggio e chiese se lei poteva trovare una soluzione al loro problema, divenuto oramai insostenibile, la maga rispose che avrebbe trovato un rimedio ma loro avrebbero dovuto aspettare finché non l’avesse trovato, quindi li invitò ad uscire e a passare la notte in quel posto da incubo così uscirono e si accamparono poco distanti dalla grotta, quella fu per tutti loro una notte d’angoscia, piena d’inquietudine e visioni mostruose.
Quella stessa notte, a molti chilometri di distanza il saggio, ignaro del complotto che si stava mettendo in atto contro di lui, fece un sogno dove vide un gruppo d’uomini emergere dalla terra ed entrare nella sua casa per rendergli visita portando dei doni, i loro volti erano come offuscati da una nebbia che gli impediva di riconoscerli ma lui riuscì lo stesso a scorgere i lineamenti e le fattezze del volto di uno tra loro.
Dicevamo, che quella fu una notte agitata ed insonne, in quelle ore i dignitari ebbero la sensazione che la cosa più giusta da fare sarebbe stata quella di andare via il prima possibile ma nonostante ciò, il gruppo restò sul posto e dopo interminabili ore d’attesa finalmente la strega usci dalla sua dimora recando in mano una piccola bottiglia che consegnò al più anziano, assicurandogli che se avessero fatto bere poche gocce del liquido dentro contenuto tutti i loro problemi sarebbero stati risolti, l’anziano non nascondendo l’ansia di partire prese l’ampolla, salutò in fretta e furia la megera e prese la via del ritorno seguito dal resto della compagnia.
Quando furono di nuovo al paese si guardarono bene dal parlare del loro viaggio e del suo scopo.
Il giorno dopo i sette si recarono dal saggio che li accolse con gioia, li pregò di entrare, chiese loro gentilmente di sedersi e fece un te per mettere i suoi ospiti a loro agio, mentre preparava il te, chiese il motivo di quella visita inaspettata, il più anziano rispose che il Re avendo saputo degli insegnamenti che impartiva e degli effetti che questi avevano sul suo popolo li aveva incaricati di rendergli visita e consegnargli dei doni in segno di ringraziamento e allo stesso tempo lo incoraggiava a continuare su quella strada.
Dopo aver servito il te prima che iniziassero a berlo, il saggio si scusò con loro ma doveva allontanarsi assicurando che sarebbe ritornato subito, mentre si allontanava vide l’anziano, che nel frattempo il saggio aveva riconosciuto come il personaggio visto nel sogno, versare qualche goccia di un misterioso liquido nel suo bicchiere, in quel momento capì che il sogno era stato premonitore e in quel momento si stava realizzando.
Tornato il saggio si sedette ed attese che tutti ebbero finito di bere il loro te per dire: “Bene, accetto i doni che il Re tramite voi mi ha mandato e visto che dal mio Re, che è il più Saggio tra tutti i saggi e da Lui io accetto sia il bene sia il male dico, Sua è la Lode, sia fatta la Sua volontà”, detto questo ,guardando fisso negli occhi il più anziano tra loro, bevve lentamente il suo te qualsiasi cosa esso contenesse, quando ebbe finito salutò gli ospiti i quali si alzarono e uscirono.
Il giorno dopo con grande stupore il saggio si svegliò nel suo letto e per capacitarsi che non era morto, convinto di essere stato avvelenato, andò subito fuori e vide che il sole splendeva ancora gli animali erano al loro posto, si sciacquò con l’acqua gelida del pozzo, insomma prese atto, che niente era apparentemente cambiato dopo l’inaspettata visita del giorno prima, fino a quando com’era abitudine venne un gruppo di persone ad ascoltare i suoi insegnamenti.
Capì subito che c’era qualche cosa che non andava, le persone, nonostante lui impartisse loro gli stessi insegnamenti di sempre reagivano in un modo inconsueto, come se le parole che partivano dalla sua bocca durante il viaggio percorso per arrivare ai loro orecchi, mutavano di senso da giuste quali erano diventavano l’opposto, così se lui diceva amore a loro arrivava odio, se diceva altruismo diventava egoismo così semplicità si tramutava in malizia e modestia si trasformava in presunzione e così via, si rese conto che le persone gli rivolgevano sguardi stupiti e andavano via prima che lui finisse i suoi discorsi indignati e seccati.
Molto presto in paese si sparse la voce che il saggio era cambiato e i suoi insegnamenti si erano trasformati in delle false verità, questo durò fino a quando tutto il popolo si riunì intorno al pozzo della piazza principale e decretò: “Il saggio deve essere cacciato dal paese perché è chiaramente diventato pazzo”, anche i dignitari erano presenti a questo discorso e si proposero per portare loro stessi la notizia al saggio, così lasciarono l’assemblea, convinti di aver risolto i loro problemi.
Nel frattempo, il saggio resosi conto della gravità della situazione, si rivolse al suo Re per chiedergli consiglio e quella notte fece un sogno, per prima cosa sentì una voce che diceva: “La soluzione di tutto è più vicina di quanto tu credi” e poi si vide nella piazza principale del paese mentre gettava una strana sostanza nel pozzo.
Si svegliò e ricordando le parole del sogno si guardò intorno e dopo qualche minuto di ricerca vide  poco lontano un’ampolla che non era di sua proprietà, pensò subito che l’anziano del gruppo distrattamente l’aveva dimenticata in casa sua e che molto probabilmente conteneva la pozione che gli aveva fatto bere, visto che era molto presto, approfittando che tutto il paese dormiva, sicuro di non essere visto, andò alla piazza e gettò il contenuto dell’ampolla nel pozzo.
Naturalmente essendo l’unico pozzo dei due paesi tutti bevvero quell’acqua, compresi i dignitari ostili i quali s’incamminarono in direzione della dimora del saggio.
Arrivati alla casa il saggio li accolse con tutti gli onori, li pregò di accomodarsi e sedersi mentre lui avrebbe preparato il te, prima che loro prendessero la parola il saggio disse: “ So tutto ho parlato con il Re il quale conosce sia il problema sia la soluzione è Lui che mi ha insegnato a perdonare ed io perdono tutti voi per quello che avete fatto “.
La delegazione a quelle parole, non sapendo cosa dire si alzò, ritornò in paese, radunò tutta la popolazione sulla piazza e il più anziano prendendo la parola disse: “Oh popoli siate felici perché il saggio a ritrovato, la ragione”, da quel giorno tutto ritornò alla normalità i due paesi non furono più divisi e d’allora divennero un solo paese unito tutti ripresero a comprendere le parole del saggio facendo tesoro dei suoi insegnamenti e perfino i dignitari ostili presero a frequentare il saggio il quale gli fece vivere delle realtà a loro sconosciute fino a quel momento.

Abdallah Toubab Ji