Il Viaggio Notturno di Hassan

 

 

IL VIAGGIO NOTTURNO DI HASSAN

Nell’anno uno di un tempo imprecisato esistevano nell’angolo più remoto della terra due città  una chiamata  Bavàrin e l’altra Quràrin. Nella città chiamata Bavàrin regnavano ingiustizia egoismo, arroganza avarizia insomma quei mali dai quali chiediamo a Dio di liberarci e di proteggerci. Tutti gli abitanti di questa città avevano sentito parlare fin dalla loro prima infanzia dell’altra città Quràrin  dove si diceva regnava un re giusto e benevolo verso il suo popolo che viveva in pace e in armonia.
Naturalmente nessuno degli abitanti di Bavarin era mai stato in quella città perché era molto distante e perché la strada che vi conduceva era impervia e piena d’ostacoli. Tutti sanno che ogni impresa richiede un atto di volontà ma gli abitanti di Bavarin   famosi per la loro pigrizia non pensavano affatto di intraprendere questo viaggio pieno di difficoltà accontentandosi di credere nell’esistenza di Quràrin e del suo Re solo perché avendone sentito talmente parlare sembrava loro di averli visti ed erano pronti a difendere con la spada l’idea della loro esistenza.
Ora in questa città viveva un uomo fabbricante di tappeti il cui nome era Hassan. A differenza dei suoi concittadini lui era un uomo mite onesto e generoso che viveva del suo lavoro una piccola attività artigianale, le sue uniche proprietà si riducevano ad un asino che lui utilizzava per recarsi in centro ad acquistare il materiale di cui aveva bisogno per creare i suoi tappeti ad una piccola stalla e ad una modesta casa che condivideva con il figlio un ragazzo sano e forte che lo aiutava nel lavoro e sua moglie che si occupava della casa.
Come tutti anche Hassan non era mai stato a Quràrin ma credeva nella sua esistenza e come tutti non pensava alla possibilità di  partire un giorno per visitarla.
Ora accadde che una sera dopo aver chiuso la bottega  aver messo il suo asino nella stalla e aver cenato insieme alla sua famiglia, mentre si trovava da solo nella sala da pranzo sentisse bussare alla porta. Avviandosi verso la porta per aprirla si domandava chi potesse essere  che veniva a trovarlo così tardi visto che lui riceveva molto di rado una visita anche di giorno, a parte i suoi clienti e qualche vicino, in ogni modo arrivò alla porta la aprì e si trovò davanti un uomo dall’aspetto principesco vestito tutto di bianco con un turbante nero nel cui centro c’era una grossa pietra verde smeraldo che gli domandò subito se lui era Hassan il fabbricante di tappeti. Hassan superato lo stupore iniziale gli rispose subito che si era lui e come richiede l’ospitalità lo invitò ad entrare nella sua modesta casa, mentre entrava Hassan si chiedeva come quell’uomo così elegantemente vestito con quell’aspetto principesco potesse essere lì in casa sua a quell’ora della notte e il perché di quella visita ma soprattutto come poteva conoscere il suo nome visto che lui non era poi così famoso.
Fu così che dopo averlo invitato ad accomodarsi gli chiese con voce tremolante da dove venisse e quale fosse il motivo che lo aveva condotto fino a lui. L’uomo si sedette e gli disse: “Vengo dalla città di Quràrin, il mio Re ha sentito parlare di te della tua maestria nel fabbricare tappeti e mi ha ordinato di venire da te per chiederti se puoi confezionargli quattro tappeti”. Hassan da buon commerciante quale era pensò subito che avrebbe potuto guadagnare molto da quella proposta di lavoro e se il Re avesse apprezzato i suoi tappeti magari ne avrebbe ordinato degli altri e visto che il cliente era un re poteva anche chiedere molto denaro. L’uomo come se avesse letto nel suo pensiero disse: “ Il prezzo non è un problema alla consegna ti sarà dato quello che chiedi e aggiunse i tappeti dovranno essere fatti in seta pura il primo sarà azzurro come l’acqua, il secondo bianco come il latte, il terzo rosso come il vino e il quarto color dell’oro come il miele”. Hassan a quelle parole rimase di stucco non sapendo cosa dire cercando di prendere tempo invitò l’ospite  a bere un te così da poter discutere con calma sulla manifattura dei tappeti e sui tempi di consegna quindi si alzò per cercare la teiera e gli ingredienti che sarebbero occorsi alla preparazione del te ma quando tornò l’ospite era scomparso corse alla porta guardò fuori ma dell’uomo nessuna traccia si era come volatilizzato nel nulla.
Allora rientrò in casa pensando di aver avuto una visione, chiuse la porta alle sue spalle e si avviò verso la sala da pranzo cercando di riprendersi dall’accaduto ma quando il suo sguardo si posò sulla tavola vide che l’uomo aveva lasciato un sacchetto di pelle subito lo prese ne vuotò il contenuto e con suo grande stupore ne uscirono fuori tre monete d’oro.
Hassan passò la notte insonne a domandarsi se doveva tenere per se le monete con le quali avrebbe potuto rinnovare la sua bottega e magari fare dei regali alla sua famiglia o andare dietro a questa storia che aveva dell’incredibile. Il mattino seguente Hassan si alzò molto presto, prese il suo asino e si recò in centro dove comprò il materiale per confezionare i tappeti richiesti, tornò a casa e si mise subito a lavoro. Nei mesi che seguirono Hassan era talmente concentrato nel suo lavoro che iniziò a trascurare i suoi clienti i quali cominciarono a rivolgersi altrove in più diventò più taciturno del solito, tanto era assorto nei suoi pensieri che i vicini iniziarono a pensare che era stato colpito da una qualche forma di pazzia anche la moglie e suo figlio erano preoccupati del suo stato e dell’andamento degli affari spesso si chiedevano cosa gli fosse successo ed ogni volta che chiedevano una spiegazione Hassan rispondeva “Non preoccupatevi sto lavorando per un re e un giorno saremo molto ricchi”. Il lavoro durò nove lunghi mesi ma quando fu terminato a detta di tutti i vicini, dei pochi clienti che gli erano  rimasti e dei suoi familiari Hassan aveva confezionato i più bei tappeti che si erano mai visti da quelle parti.
Bene, dopo otto giorni di preparativi arrivò finalmente il giorno della partenza Hassan  salutò la moglie alla quale affidava la casa, la stalla e tutti i suoi risparmi, benedì e raccomandò al figlio di aver cura di sua madre e della bottega in sua assenza prese il suo asino che aveva caricato di tutte le provviste per il viaggio e dei tappeti e partì per questo viaggio verso la mitica città di Quràrin.
Dopo alcune settimane senza incontrare anima viva Hassan si rese conto che quello sarebbe stato un viaggio fatto di solitudine e di pericoli, più di una volta nelle notti passate sotto le stelle sentì l’ululare dei lupi che a volte era sembrato molto vicino facendogli passare delle notti insonni per la paura. In quei giorni di solitudine e di cammino dove le uniche soste erano per mangiare e per dormire, mille pensieri e altrettanti dubbi trovarono posto nella sua mente, si domandava se aveva fatto bene ad intraprendere quel viaggio pieno di incognite, se veramente fosse stato un bene aver lasciato sola sua moglie e suo figlio che immaginava seduti a tavola preoccupandosi per lui si chiedeva  quando e se avrebbe fatto ritorno da loro, insomma sentiva molto la loro mancanza e aveva tanta nostalgia. Molte volte aveva pensato di mollare tutto e tornare indietro, ma quella solitudine in quelle notti stellate gli dava una pace interiore che non aveva mai provato in vita sua e la cosa che lo spingeva ad andare avanti era l’idea di vedere la città di Quràrin e di conoscere il suo Re, non tanto perché era stato il primo della sua città ad aver intrapreso quel viaggio ma perché sarebbe stato il primo a conoscere una verità ignota a tutti gli altri ed in cuor suo si diceva: “Comunque andrà a finire questa storia avrò fatto la cosa giusta”.
Passarono cinque settimane e finalmente, verso il tramonto quando ormai aveva perso la  speranza di incontrare qualcuno vide in lontananza una casa. Fu preso subito dalla gioia di incontrare e poter comunicare con un essere umano e voleva affrettarsi per arrivare prima del tramonto però pensò anche che avrebbe dovuto fare attenzione perché i pericoli potevano essere tanti e non sapeva chi avrebbe incontrato in quella dimora e quindi rallentò il passo.
Il sole era ormai tramontato quando arrivò, tutto intorno era buio e silenzio s’intravedeva solo dalla finestra della casa la luce della legna che ardeva nel camino, dopo aver legato l’asino vicino alla porta d’ingresso bussò. La porta si aprì e vide un uomo che a giudicare dal suo aspetto esteriore doveva essere molto povero e quando con un gesto della mano lo invitò ad entrare e Hassan vide l’interno della casa capì che effettivamente lo era.
Nella casa che era composta di un solo ambiente, si vedeva nell’angolo in fondo a sinistra il camino con la legna che ardeva e dava luce alla stanza al suo interno stava cuocendo la cena per terra vicino la parete alla sinistra del camino c’era un materasso, a destra del camino sempre per terra c’erano dei vassoi con l’occorrente per preparare il te e alcune pentole e vicino alla parete di fronte al  materasso c’era un gran tappeto. Stranamente sul tappeto era già stato apparecchiato  anche per lui come se l’uomo sapesse che di lì a poco sarebbe arrivato un ospite sempre con un gesto della mano fu invitato a sedersi.
L’uomo nonostante il suo aspetto misero si muoveva con eleganza e molta calma era parte integrante in quello spazio ordinato, pulito e riscaldato dal fuoco quando toccava un oggetto le sue mani sembravano dar vita all’oggetto stesso, cenarono insieme ed in silenzio. Hassan in quel momento dopo aver passato molto tempo senza parlare  sentì che il desiderio di comunicare si stava placando, capì la grandiosità del silenzio capì che la solitudine dei giorni precedenti in verità era stata intimità con se stesso e che il comunicare non era fatto soltanto di suoni ma anche di pause, era incredibile come quell’uomo che abitava da solo chissà da quanto tempo in un posto così isolato non ebbe detto ancora una parola, di colpo capì che l’uomo comunicava con lui attraverso il silenzio. Finito di cenare l’uomo preparò il te e ad un certo punto disse: “Il mio nome è Al Zair Wa Al  Batin ed è molto che aspettavo la tua visita”, Hassan rimase stupito, quella voce sembrava non appartenere a quel corpo, anche lui si presentò e raccontò la sua storia, gli disse che era partito dalla città di Bavàrin e che era diretto a Quràrin per consegnare dei tappeti che il Re di quella città gli aveva commissionato ma evitò di raccontare del come i tappeti erano stati commissionati per paura di essere preso per pazzo.
Incuriosito dal suo nome  chiese  all’uomo il suo significato e lui gli rispose: “Molto prima di quanto pensi conoscerai il significato di queste parole saprai la differenza fra il visibile e l’invisibile” e gli diede una moneta pregandolo di consegnarla  quando sarebbe arrivato a Quràrin, Hassan  gli disse che l’avrebbe fatto volentieri la prese e la mise in tasca dopo di ché si prepararono per la notte e andarono a dormire.
Il mattino seguente Hassan fu svegliato dai raggi del sole dopo essersi ben stiracchiato aprì gli occhi e si rese conto che non c’era più nessuna traccia della casa né di Al Zair Wa Al Batin ma quello che era peggio anche il suo asino era scomparso con tutto il suo carico. Hassan si guardava intorno con le mani fra i capelli non potendo credere ai suoi occhi, d’accordo la casa e l’uomo potevano far parte di un sogno ma chi aveva potuto rubare il suo asino?
Preso dalla disperazione iniziò a maledire se stesso e il giorno in cui si era imbarcato in quella storia ora non poteva più tornare indietro e non c’era più ragione di andare avanti non avendo più i tappeti da consegnare, si sedette e pianse, pianse, pianse fino a che non ebbe più lacrime. Finalmente si riprese il suo pensiero andò alla moglie e al figlio pensò che non li avrebbe più rivisti e che loro non vedendolo più tornare a casa lo avrebbero dato per morto, al dispiacere che aveva provocato in loro con la sua partenza pensò alla vita tranquilla che conduceva prima della sua folle decisione di partire, pensò come fosse stato un incosciente ad accettare la proposta di quell’uomo venuto dal nulla e scomparso nel nulla. Si alzò cercando di mettere ordine alle sue idee e decidere il da farsi, cercò di convincersi che anche nella peggiore delle situazioni si poteva trovare del buono, infatti, nella bisaccia che aveva usato come cuscino durante la notte, c’era ancora del cibo e gli rimaneva anche la coperta lasciata dal ladro che gli aveva rubato l’asino mentre dormiva, perché così aveva giustificato la scomparsa del suo asino, certo non era molto ma era meglio che niente.
Nell’alzarsi sentì di avere qualche cosa in una delle sue tasche vi mise la mano dentro e ne tirò fuori la moneta che Al Zair Wa Al Batin gli aveva dato da portare al Re, questo a veramente dell’incredibile disse ad alta voce e osservando bene la moneta vide che su una faccia a lettere d’oro c’era scritto: “Tu Sei Me” e sull’altra “Io Sono Te”, pensò che ormai non aveva più niente da perdere e anche se i tappeti erano scomparsi doveva andare dal Re e consegnargli la moneta quindi si fece coraggio e riprese il viaggio.
Camminò giorno e notte e dopo sette settimane finalmente vide la città di Quràrin. In quei giorni visse di elemosine conobbe la fame la sete e i mali del mondo, lungo la strada fu maltrattato da briganti, deriso, scacciato, umiliato e trattato come un pazzo dalla gente visse ai margini del mondo in quest’isolamento ebbe modo di riflettere sulle parole di Al Zair Wa Al Batin e finalmente capì che non c’era nessuna differenza fra il visibile e l’invisibile in quanto erano le due facce della stessa medaglia, rafforzò la tolleranza la pazienza, l’umiltà e contemplando la natura che lo circondava ne capì la grandezza e la bellezza e ne sentì la voce. Ora l’unico desiderio che aveva era di conoscere il Re. Vagò per le strade di Quràrin per sei giorni, constatò che veramente la gente viveva in pace e in armonia, tutti parlavano con voce calma e tranquilla il saluto che si rivolgevano l’un l’altro era Pace si meravigliò dei colori dei loro vestiti e poté toccare con le sue mani quei tessuti bellissimi, si meraviglio dei profumi delle loro spezie rare e dei suoni dei loro strumenti dopo tanto soffrire in quella città provava un senso di beatitudine.
Era seduto ad un angolo di strada meditando sul come incontrare il Re, quando sentì chiamare Hassan! era molto che non sentiva pronunciare il suo nome, alzò la testa e si stupì nel vedere l’uomo dalla pietra verde smeraldo che era stato a casa sua che gli disse: “Vieni il mio Re ti aspetta!”. Hassan cercò di raccontare quello che era successo dall’ultima volta che si erano visti disse che durante il viaggio aveva perso tutto e che l’unica cosa che gli rimaneva era quella moneta che ora pregava lui di consegnare al Re, ma l’uomo  disse di non preoccuparsi e di seguirlo. Il palazzo era una cosa meravigliosa, attraversarono vari saloni la cui bellezza non poteva essere descritta a parole, prima che l’uomo lo introdusse nella stanza del Re il quale era seduto sul suo Trono.
Hassan entrò e notò subito che, fatto straordinario, i suoi tappeti erano in terra davanti al trono e Al Zair Wa Al Batin era a fianco del Re, subito si prosternò e per la prima volta udì la sua voce: ”Alzati!” gli disse il Re, la sua voce risuonò nell’aria come se ne facesse parte era una voce divina che non si udiva con l’udito dei sensi ma che avvolgeva tutto entrando direttamente nel cuore. Hassan si alzò tenendo lo sguardo basso e il Re gli disse: “Come vedi ho ricevuto i tuoi tappeti, hai fatto un ottimo lavoro quanto chiedi in cambio?” e Hassan rispose: “Ho mio Signore ti chiedo la grazia di accettare questi tappeti come un dono del tuo umile servo che sono meno di meno di niente a confronto di quello che Tu elargisci” e aggiunse porgendo la moneta al Re: “Ho mio Signore mi è stato chiesto di consegnarti questa moneta” e il Re rispose: “Puoi tenerla perché quella è la verità!” e aggiunse: “Guardami!”, Hassan alzò lo sguardo ma prima di poter vedere il suo volto il Re fece calare tra loro un tappeto come quelli da preghiera Hassan vide che era un tappeto fatto di un tessuto che non aveva mai visto era come una materia in movimento sembrava vivente improvvisamente una luce immensa e accecante si sprigionò e in quella luce Hassan vide riflessa la sua immagine la visione fu talmente intensa che in quel preciso istante svenne.
Quando si riebbe si ritrovò in casa sua si era addormentato nella sala da pranzo, si alzò dalla poltrona ancora intontito dal sonno, non poteva credere che quello che aveva vissuto così realisticamente fosse stato tutto un sogno, andò nella stalla e vide che l’asino era ancora li. Rientrando in casa sopra il tavolo della sala da pranzo trovò un tappeto arrotolato con vicino un sacchetto di pelle, aprì il tappeto e vide che era lo stesso che aveva visto in sogno e nel sacchetto trovò dieci monete d’oro si mise una mano in tasca e meraviglie delle meraviglie c’era la moneta con le scritte in oro.
Nei mesi che seguirono Hassan rinnovò la casa la bottega e fece dei regali alla sua famiglia divenne molto più affabile non dimenticò l’esperienza che aveva avuto e cercò di essere sempre gentile paziente e di non umiliare mai il suo prossimo, ogni volta che incontrava un povero donava l’elemosina e se qualcuno era in difficoltà cercava di aiutarlo nei limiti delle sue possibilità. Ben presto i clienti aumentarono e di conseguenza anche il lavoro, i vicini e i vecchi clienti vedendolo così cambiato si domandavano cosa gli fosse successo molti di loro chiesero ad Hassan dove aveva preso quel tappeto meraviglioso e lui raccontava la sua storia rispondendo sempre che era stato il Re di Quràrin a donarglielo ma naturalmente nessuno gli credeva, iniziarono a pensare che fosse colpito da una qualche forma di pazzia persino la moglie e il figlio spesso gli domandavano dove aveva preso quel tappeto e lui rispondeva sempre con le stesse parole: “Ho lavorato per il Re di Quràrin e questa è stata la sua ricompensa” ma anche loro pur amandolo molto stentavano a crederlo, lui sorrideva sapendo in cuor suo che tutto quello che raccontava corrispondeva a verità.

 
Abdallah Toubab Ji