Lettera indirizzata agli Imam 07-01-2016

 

 
Cari fratelli e sorelle,

i recenti avvenimenti nel nostro paese e in tutta Europa, mi riferisco ai continui sbarchi di migranti, ci spingono a domandarci: “Che ruolo deve avere l’Islam e cosa fa di concreto il mondo islamico per aiutare tutti questi diseredati che approdano sulle nostre coste fuggendo da paesi in guerra dove gli uomini sono torturati, le donne violentate, dove bambini innocenti subiscono maltrattamenti di ogni genere?”.

Queste persone rischiano la propria vita, quella dei loro figli ed è davanti agli occhi di tutti, che molti di loro sopraffatti non riescono a superare questa prova e annegano in mare.
Arrivati finalmente a terra nel nostro paese, lo trovano impreparato a una simile emergenza e non in grado di dare loro il futuro sognato.
Molti cercando di oltrepassare le frontiere muoiono in camion e poi abbandonati lungo la strada.
Riescono comunque ad arrivare alle frontiere, dove la tensione aumenta.
I migranti si rendono conto che la paura, le difficoltà, le offese, le ingiurie, le umiliazioni non sono finite.

Forse abbiamo dimenticato che è scritto: “Ho avuto fame e voi non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; sono stato straniero e non mi avete accolto; ero nudo e non mi avete vestito; sono stato malato e non mi avete curato; mi avete visto mendicare e non mi avete aiutato, ho avuto bisogno del vostro aiuto e non mi avete assistito………..”.
Forse abbiamo dimenticato che questi uomini, donne e bambini sono fratelli e sorelle.
Forse i musulmani hanno dimenticato cosa significa la parola Taqwa “Timore di Dio” che comprende la Pietà, la compassione la misericordia e molto altro.
Forse abbiamo dimenticato che è scritto: “La pietà (Taqwa) non consiste nel volgersi a est o a ovest ma nel distribuire una parte di quello che, Dio nella Sua infinita generosità ci ha donato, ai poveri ai diseredati agli orfani”.

Allora quale migliore occasione che Dio nella Sua infinita misericordia ci offre oggi per dimostrare la nostra pietà, la compassione, la misericordia, la generosità che è nel cuore di ogni vero credente?

Frequentando la Grande Moschea di Roma vedo sempre più spesso richieste di denaro per costruire moschee, questa è certamente una buona cosa, ma non ho mai visto raccogliere fondi per creare luoghi d’accoglienza, mense gratuite, ospedali, centri d’istruzione insomma tutte quelle strutture che potrebbero creare lavoro e dare un futuro alle centinaia di profughi e non che arrivano ogni giorno nel nostro paese.
Forse è arrivato il momento di dimostrare che il mondo islamico non è indifferente a quello che è davanti agli occhi di tutti.

Forse è arrivato il momento di mostrare che Islam non significa integralismo, oppressione, violazione dei diritti umani, ma significa pace, fratellanza, solidarietà, tolleranza, umiltà che Islam non significa creare dei muri ma speranze. Stendiamo la mano al nostro prossimo perché è scritto: “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Sostituisci il male con una cosa migliore”.

Noi del “Tempio del Sapere” invitiamo tutti gli Imam del mondo a unirsi in uno sforzo comune e spingere la Ummah a una prova tangibile e concreta di solidarietà.

Che Dio benedica tutti voi e illumini sempre i vostri passi.
Tutte le lacrime versate saranno sufficienti per essere perdonati?
Preghiamo nostro Signore che ci dia la forza, la volontà e la capacità di dare, che questa preghiera sia come i cerchi creati dal sasso gettato nell’acqua e arrivare ai cuori dell’umanità intera.
Dio ci sta chiamando non dimostriamoci sordi a questa sua richiesta d’aiuto.

Amen
Abdallah Toubab Ji